La storia di Fidulin il cane di Vulcano che Anna Magnani portò nella sua villa a San Felice Circeo
12 Settembre 2019 Salina News - Eolie News
Due rivali ma entrambe grande amore per i cani dopo la storia del cane “Stromboli” la storia di Fidulin, randagio di Vulcano che la magnani portò con se tenendolo nella sua villa a San Felice Circeo.
ANNA MAGNANI – FIDULIN da Vulcano a San Felice Circeo.
(purtroppo non ho trovato uno foto di “Fidulin” nella foto la Magnani con “Micia”, tra l’altro sepolta nello stesso terreno dove è stato sepolto Fidulin).
Avevo scoperto la storia di Fidulin da un articolo di Francesco Apicella su: www.puntoagronews.it/rubriche/item/47230-anna-magnani-e-fidulin-durante-le-riprese-del-film-vulcano.html, di cui riporto uno stralcio:
“Sull’isola c’era un cane randagio sporco e pieno di zecche, soprannominato appunto Fidulin. Come è noto a tutti, la Magnani aveva un debole per i cani e spesso amava chiamare se stessa, scherzosamente, Anna Cagnani. Si dice che, a Vulcano, Nannarella andasse sempre, in giro, con una bottiglietta piena di petrolio, per liberare tutti i cani dell’isola dall’assillo delle zecche. Ma per Fidulin la cosa era diversa: si era subito innamorata di quel cane dallo sguardo triste, che le faceva le feste appena la vedeva, scodinzolando felice.
Così, l’aveva preso sotto la sua ala protettiva e guai a chi osava toccarlo. Dal canto suo, il cane ricambiava quel sentimento e le era affezionatissimo.
Fidulin, però, aveva una strana abitudine, tutte le sere si sistemava sotto la finestra del regista e cominciava ad abbaiare, accorato, alla luna, “al suo destino di zingaro e alla bellezza di quell’isola, bruna come un cappero” scrive poeticamente Patrizia Carrano nel suo bellissimo libro “Anna Magnani.
Il romanzo di una vita”. Anche se fosse stato Pavarotti a fare quelle serenate notturne, il regista non sarebbe riuscito a dormire ugualmente. “Maledetto cane!” diceva, disperato, tra sé “ lo fa apposta a tormentarmi coi suoi ululati insistenti e stonati, per non farmi dormire. Domani sul set sarò uno straccio!”. Resistette per due notti a quel supplizio, solo per amor di pace. Alla terza notte non ce la fece più e decise di prendere un provvedimento drastico e risolutivo: fece imbarcare il cane su una lancia diretta a Lipari e, finalmente, soddisfatto, se ne tornò a letto.
Si era liberato di quella tortura! Informata sull’accaduto, la Magnani andò su tutte le furie e minacciò la produzione di disertare il set se Fidulin non fosse stato riportato a Vulcano. Ma, proprio mentre continuava ad inveire contro tutti e tutto, minacciando di abbandonare per sempre il film, in piena lavorazione, ecco che un grosso cane, tutto bagnato, le si avvicinò e si accucciò ai suoi piedi.
Non era possibile! Non poteva crederci! Lo guardò bene, bene! Era proprio Fidulin. La povera bestia era stremata, aveva nuotato eroicamente da Lipari a Vulcano per tornare dall’unico essere umano che, in tutta la sua vita di randagio, aveva avuto per lui un po’ di affetto sincero.
La Magnani, commossa, nascose subito il cane, per non farlo vedere al regista. Ma, durante la notte, il cane, puntuale come una cartella di Equitalia, riprese il suo concerto notturno sotto la sua finestra preferita. Dieterle non riusciva a credere alle sue orecchie! Ancora quel cane lercio e fastidioso! Com’era possibile? “Stavolta ti sistemo io!” gli gridò infuriato “aspetta che scendo giù col bastone e, poi, vedrai!” Era pronto a farlo, per davvero, ma qualcuno, svegliato da quello schiamazzo notturno, lo informò sull’accaduto. ………”
Altra citazione di “Fidulin” si trova nel libro di Patrizia Carrano su Anna Magnani.
Ma “Fidulin” tornato a Vulcano che fine fece?
Ecco la risposta grazie a https://www.archivioannamagnani.it/blog/anna-magnani-cani-circeo/) si riferisce ad una intervista che nel 1961 Anna Magnani concesse ad una giornalista inglese che andò a trovarla nella sua villa a San Felice Circeo con tutti i suoi cani e gatti.
…In questi giorni, nonostante l’aria di festa che accompagna sempre i cani giovani, a San Felice c’è molta tristezza. E’ morto FIDULIN, il cane che Anna raccolse a VULCANO mentre girava il famoso film. (quindi Fidulin fu portato dalla Magnani da Vulcano a San Felice Circeo).
La storia di Fidulin è patetica.
Dieterle, il regista del film, pretese che il cane fosse portato nella vicina isola di Lipari perché, abbaiando tutta la notte sotto le sue finestre, lo teneva sveglio fino all’alba. La bestiola fu catturata durante la notte mentre era intenta alla bisogna e col favor delle tenebre raggiunse Lipari, all’insaputa di Anna Magnani che andò su tutte le furie quando conobbe la verità.
Mentre armeggiava per mandare un barcone a riprendere Fidulin, il cane, arrivato a nuoto, venne ad accucciarsi ai suoi piedi. Ci fu un gran confabulare per nascondere il cane a Dieterle.
Anna come i personaggi di Pian della Tortilla, sa parlare con gli animali e quella volta diffidò Fidulin a non mostrarsi a Dieterle. La bestiola si tenne tranquilla tutto il giorno ma nelle ore della notte sul coro accorato dei grilli si udì l’assolo tonante del regista, svegliato dall’abbaiare del cane:
“Oh, dem….! Questo cane è ancora qui!”
Gli dissero che era tornato a nuoto nella sua isola e questa impresa sensazionale mise Anna e Dieterle sul piano di guerra mentre discutevano sul possesso del cane che fu naturalmente, aggiudicato alla Magnani. Per un pelo, insomma (ed il caso di dirlo) Fidulin non è diventato un cane di Hollywood.
Patrizia Carrano nel suo bellissimo libro “Anna Magnani” scrisse che il cane tutte le sere si sistemava sotto la finestra del regista e cominciava ad abbaiare, accorato, alla luna, “al suo destino di zingaro e alla bellezza di quell’isola”.