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SalinaLive - Escursioni Alle Eolie

Escursioni

Il giro in barca

 Salpando dal porticciolo di Santa Marina, si punta verso sud, costeggiando le serre e i profondi valloni che incidono il versante orientale di Montemonte-porri Fossa delle Felci; lungo il litorale ci si imbatte in alcune spiaggette di ciottoli e  di sabbia nera fino alla spiaggia di Lingua.

Doppiata Punta Lingua con il suo laghetto e il faro, si raggiunge lungo la costa meridionale Punta Grottazza, chiamata cosi perche’  fino ad alcuni decenni fa  c’era la una grotta crollata in seguito per la violenza dei marosi, proseguendo ci imbattiamo nelle parete a forte strapiombo di  Falconiera, dove un tempo nidificavano i falchi della regina.

Dopo Punta Tre Pietre ci troviamo davanti lo Scogliazzo, che non è altro che un enorme masso staccatosi dal monte, poi si incontrano le spiaggette di  Erbe Bianche e l’ampio e suggestivo Vallone del Lupo, proseguendo la navigazione, si intravedono sul fianco verde del vallone le case di Rinella e Leni, si supera Punta Megna oltre la quale si estende fino a Punta Marcello un tratto di litorale sormontato dalle rocce di Barcone e da terrazzamenti molto elevati.

pollara-filo-di-brandeSuperata Punta Sallustro si giunge alla grotta di Racina, il cui ingresso posto lateralmente  non si intravede fino a quando non si va quasi a toccare la parete rocciosa, nel lungo tratto di costa da Punta Marcello fino all’imponente muro di roccia di Filo di Branda, sul versante occidentale dell’isola,  incombe la mole del Monte dei Porri, i cui fianchi sono solcati da numerosi valloni, proseguendo troviamo Piano del Vescovo il regno del falco della regina, dal mare si possono ammirare i rapaci mentre cacciano i piccoli uccelli di passo tra i picchi rocciosi, si susseguono fino a Pizzo di Corvo, da qui in poi inizia la grande parete di tufo lungo la quale si apre la meravigliosa spiaggia di Pollara, un tempo i falchi nidificavano anche in questa zona.

Si circunnaviga l’enorme scoglio Faraglione, grande masso scaramentato in mare durante l’esplosione del cratere di Pollara, oltrepassando l’abitato si puo’ammirare dal basso lo splendido arco di pietra di Punta Perciato.

Il resto dell’itinerario è senza dubbio quello meno spettacolare ma non per questo meno interessante, la costa caduta del Serro di Pollara  anticipa l’altopiano di Malfa con la splendida spiaggia dello Scario e il porticciolo, superando gli scogli di Galera, di Quartarolo e di Torricella siil-perciato-pollara-salina-eolie raggiunge Capo Faro estremita’nordorientale dell’isola, sul versante orientale vedendo la scalinata si riconosce l’ubicazione del villaggio preistorico di Portella , dal mare ci si rende conto ancora di piu’ di quanto la posizione scelta fosse strategica ed inaccessibile, anche se il villaggio come sembra fu raso al suolo, ancora qualche minuto di navigazione e si rientra a Santa Marina.

Escursione nella riserva

ginestra-01  Per salvaguardare  quanto resta del delicato ecosistema e della biodiversita’  dell’isola, dal 1981 è stata istituita la Riserva naturale orientale delle montagne delle Felci e dei Porri estesa a circa 1600 ettari.

Il percorso  di visita nella riserva si snoda lungo la carrareccia che dal santuario della Madonna del Terzito porta sul fianco della Fossa delle Felci, zona a macchia mediterranea dominata da cisti, ginestre, euforbie, segnaliamo all’interno delle radure la presenza della rara orchidea  Ophrys Lunulata ( endemica siciliana) accanto alle piu’diffuse e conosciute  Serapias e alla comune Orchis Longicorno.

Man mano che si prosegue e si sale di quota ci si imbatte nei primi esemplari di pino marittino e di castagno, fra i quali crescono il Ranunculus Monspeliacus, specie presente solo a Salina, l’Asteracea Hieracium Recemosum dalle corolle gialle.

Giunti sul Monte Rivi  si entra nell’area che molti chiamano dei rimboschimenti , ontani, aceri, ed eucalipti hanno sostituito ampie zone di vegetazione autoctona, al centro della pineta che occupa il fondo del cratere si possono ammirare un gruppo di castagni secolari con folto sottobosco caratterizzato da tappeti di felce aquilina, il questa zona ha trovato il suo habitat naturale il ghiro, un tempo utilizzato dagli isolani a scopo di alimentazione, in cielo si possono vedere spesso e volentieri volteggiare le poiane e si possono osservare anche i falchi della regina, che nidificano sul versante occidentale dell’isola, questa specie che sverna in Madagascar e in estate si riproduce in alcune isole del Mediterraneo, nelle Eolie è il 25% dell’intera popolazione italiana; in passato il loro numero era cosi cospicuo che esisteva il mestiere del falconiere, cioe’ colui che si arrampicava sulle rupi per catturare uova e nidiacei, la colonia piu’numerosa di falchi della regina vive nelle falesie di Filo di Branda ed è osservabile dal mare o percorrendo un sentiero che parte da Rinella.

lingua-laghetto-salmastroDi notevole interesse naturalistico è il laghetto salato di Lingua ( 1 ha di superficie, profondita’ massima 3 m), formatosi naturalmente con l’accumularsi di sabbia e detriti depositati dalle forti correnti marine,  questo laghetto e l’area dell’istmo fra Vulcanello e Vulcano costituiscono le uniche aree umide  dell’arcipelago e rappresentano per molte specie di uccelli migratori un ‘importante area di sosta, se provvisti di binocolo si possono avvistare saltimpali, lui piccoli, pispole e altri limicoli, quelle specie che trovano nutrimento nei fondali melmosi, è il caso di aironi, garzette, nitticore, tarabusi, cavalieri d’Italia, piovanelli e gambecchi che è facile osservare mentre sono intenti  a setacciare la fanghiglia  con i loro lunghi becchi .

Nelle zone delle falesie del cratere di Pollare è possibile osservare i voli spettacolari delle due coppie di falco pellegrino che vi nidificano e la popolosa colonia di rondone pallido che depone le uova nell’arco di pietra chiamato il “ Perciato”. Tra la flora e la fauna di terra, vanno segnalate la lucertola  endemica Podarcis raffonei alvearioi, che vive presso lo scoglio Faraglione e le specie vegetative rupicole che si sviluppano in ambienti rocciosi come il fiordaliso delle Eolie dai vistosi fiori violetto.

Il falco della regina

falco-06Falco Eleonorae, il nome scientifico di questo falconide deriva dalla duchessa sarda  Eleonora D’Arborea, che nel 1392 promulgo’la Carta De Logu, nella quale ne veniva vietata la caccia, costituendo il primo caso di tutela verso gli uccelli rapaci

Riconoscibile per il suo becco grigio  piu’scuro nella punta, lungo circa 40 cm con un’apertura alare che puo’ raggiungere i 130 cm ( la punta delle ali tocca il termine della coda) assumendo due colorazioni diverse chiamate “ fase chiara” e “ fase scura”. Il maschio  del falco della regina si distingue dalla femmina per avere il circolo periorbitale e la base del becco, detta cera, gialli anziche' di colore celeste; la differenza di dimensioni tra i due sessi è minima.

 Il nido del falco della regina è praticamente inesistente, la femmina depone da 1 a 4 uova, piu' comunemente 2 o 3 ed eccezionalmente 5, in cavita' o terrazzini nella maggior parte dei quali è stata notata la presenza di finissimi detriti sabbiosi che costituiscono probabilmente una piu' accogliente e soffice superficie per le uova, la cova è prevalentemente compiuta dalla femmina; le uova deposte nei giorni di fine luglio inizi agosto, si schiudono dopo circa un mese  e i giovani si involano alla fine di settembre ai primi di ottobre, questo periodo tardivo di nidificazione rispetto agli altri rapaci dipende da un'esigenza alimentare, per l'allevamento dei piccoli i falchi sfuttano il flusso migratorio, mentre nel periodo che va da novembre ad aprile si nutrono di grossi insetti come libellule, coleotteri, farfalle e formiche volanti. Ad appena un mese dalla nascita i piccoli devono essere pronti per affrontare la lunga migrazione verso il Madagascar, nell’arcipelago eoliano nidificano molte coppie di falco della regina.

Escursione sull'orlo del cratere ( Monte Fossa delle Felci)

ginestraSalina è l’ideale per gli amanti della natura , del trekking e delle passeggiate, tantissimi gli itinerari che l’isola offre, ma senza ombra di dubbio uno dei piu’ suggestivi ma anche dei piu’ impegnativi è quello che partendo da Lingua risale  fino in cima al monte Fossa delle Felci, lungo il versante sudorientale, per poi discendere di nuovo fino al livello del mare a Santa Marina Salina.

 

Sicuramente
 non è un itinerario per tutti, bisogna essere ben allenati per raggiungere senza troppa fatica la vetta lungo un sentiero  che si mantiene sempre in forte pendenza.

 

Da Lingua si segue la strada verso il laghetto fino all’ultimo incrocio, da qui, a sinistra si puo’ scendere verso il lungomare, mentre sulla destra parte il sentiero che risale il monte verso pizzo di Menavento, dato che l’inizio del sentiero non è segnalato è bene non dimenticare il nome della localita’in cui si trova, “zona Fibula”, cosi’in caso di necessita’ da poter chiedere informazioni.

 

Si procede tra ginestre, gramigna, assenzio arbustivo per decine di metri, dopo una decisiva svolta a sinistra, il sentiero prende a salire, da questo momento in poi il percorso si snoda lungo un’interminabile scalinata scavata nel tufo, spesso in cattive condizioni, camminando si puo’vedere uno straordinario muro a secco costruito interamente con bombe vulcaniche a “crosta di pane”, si attraversano terrazzamenti coltivati ad ulivetu, la salita si fa ancora piu’ripida e si procede tra piante di cisto scornabecco, dai caratteristici fiori bianchi profumati e di papavero cornuto che forma piccoli cespuigli punteggiati di bei fiori dorati.

 

Si è presto sull’orlo del cratere della fossa delle felci, nel cuore della Riserva naturale orientale “Le montagne delle Felci e dei Porri”, proseguendoMalfa-eolie-corbezzoli per questo sentiero che porta al centro del cratere si possono osservare i castagni secolari piantati pare dagli antichi romani, il ricchissimo sottobosco di felci aquiline che danno il nome al monte, alte anche piu’ di 2 m e piante di corbezzolo dalle dimensioni arboree, il sentiero prosegue in salita fino all’orlo del cratere sul versante opposto, da qui si aprono i magnifici panorami su Stromboli e Panarea e sull’intero cratere, che ha un diametro di circa 600m ed è profondo un centinaio, non è raro avvistare falchi della regina, poiane e gheppi.

 

Per ridiscendere verso Santa Marina Salina esistono 2 sentieri entrambi facilmente percorribili e segnalati da cartelli, il primo segue il Vallone del Castagno, il cui fitto bosco è andato distrutto nell’incendio del 1992, il secondo discende verso il Serro Favaloro, si consiglia di seguire il primo, spesso all’ombra di pioppi tremuli, si segue il serru di Missinisi e si attraversano campi un tempo coltivati a legumi e grano, oggi quasi interamente invasi dalla macchia mediterranea,si consiglia di fare attenzione perche’ i gradini potrebbero essere poco sicuri e scivolosi, si incontra un bivio, a sinistra si raggiunge il sentiero del vallone del Castagno mentre a destra si prosegue verso localita’Sierru fino a che questo non raggiunge le prime case di Santa Marina Salina.

barbaggianni-monte-fossa-delle-felciL’impegnativa escursione  al Monte Fossa delle Felci richiede oltre 2 ore per la salita e poco meno di due per la discesa, per i meno esperti esiste una facile via alternativa che parte dal Santuario della Madonna del Terzito.